Per gli amanti dell’horror : “Prodi via, Silvio alleato” a giugno nei cinema

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Ieri solita colazione, caffe e brioche alla marmellata e le pagine del Corriere che scorrono lente, specchio fedele di un viso stanco. Un’intervista splendida quella di Romano Prodi che con sobrietà, professionalità ed eleganza dichiara la sua uscita di scena definitiva, senza ripensamenti, dal teatrino della politica italiana. La colazione è finita e con il gusto del caffè sulle labbra sono tramontate le ultime speranze di vedere Prodi schierato nel Congresso a favore di un Segretario di rottura e cambiamento. In aula studio la connessione va a tratti. Premo con frenesia il tasto invio sulla barra di ricerca di Google Chrome. Commenti all’Addio di Prodi: ZERO. Tutti presi dalla Sentenza di Berlusconi. Non comprendo tutta questa frenesia per un Primo grado di giudizio, Ghedini e co non ci hanno forse insegnato nulla in questi anni. Non dire gatto fino a quando non lo condanni in Cassazione, direbbe il proverbio se fosse stato inventato in questi anni. Tutti in piazza, nei bar, in università, in ufficio con vuvuzela e trombette a commentare la sentenza, a tratti sembra di essere in Brasile per la Confederation Cup. Chi tifa per Silvio, chi per Ruby, pochissimi per Fede, tanti per Ilda. Insomma Montesquieu parlava di separazione di poteri, da noi invece lo Stato è un torneo a squadre. A volte vince la magistratura, altre l’esecutivo, pochissime volte il legislativo, ma per gli amici a casa siamo una “Repubblica parlamentare”. In questo torneo a squadre c’è però una costante. Una squadra che non agisce, sta ferma, immobile, non sembra mantenere il ritmo degli avversari. Ecco il Centro-Sinistra italiano ieri è sembrato Tahiti contro la Spagna. Nessuna dichiarazione per condannare la sentenza, nessuna critica, nessun’attacco, il silenzio, trasformato in poche ore in silenzio-assenso. Nello stesso giorno i Nemici di sempre, il Professore e il Cavaliere, sono usciti di scena, uno con eleganza dalla porta della storia politica italiana l’altro da un tribunale dove dovrà passare ancora un’altra buona parte della sua vita. Ma questo PD non piange l’addio, è quasi felice di essersi liberato di un Padre esigente, sempre pronto a sottolineare atteggiamenti ambigui e poco democratici. Adesso il PD è come una villetta in mano ai figli di 16 anni quando i Genitori partono per le vacanze. Il delirio senza regole, senza ruoli.

Prodi senza tessera PD e Silvio nostro alleato. Neanche Dario Argento se avesse vinto le primarie contro Veltroni nel 2007 sarebbe riuscito a creare una trama cosi horror. E intanto le sentenze del nostro nuovo alleato scivolano sull’indifferenza di un partito che oramai non ha più una Cultura della legalità ma solo un attaccamento sfrenato ai luoghi del potere. Un partito che non può denunciare i tradimenti della “moglie politica”, deve chiudere un occhio per rimanere al governo, per rimanere al potere. Una classe dirigente introdotta e che sa introdurre chi sa piegare la testa. Non c’è spazio per chi dialoga con forze al di fuori del Governo, per chi lotta per non acquistare gli F-35, per chi chiede un Congresso aperto. Sembra insomma non esserci spazio per Civati in questo PD. Questa è una bella notizia. Mio nonno quando ero piccolo mi diceva sempre che la cosa più importante nella vita è saper distinguere nel minor tempo possibile il bene dal male. La base del PD ormai ha le idee chiare e sicuramente anche mio nonno. Riprendiamoci il PD che vive lo Stato come equilibrio tra poteri e non come partita di calcio, ricostruiamo un partito dove vicende come MPS  e alleati come Berlusconi saranno solo un cattivo ricordo. Certo l’Addio del Padre dell’ulivo è un duro colpo per il popolo del cambiamento. Ma noi abbiamo argomenti che vanno al di là delle persone. Puntiamo su quelli, democratici nella sostanza più che nella forma. Non solo in politica ma nella vita. 

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