L’insostenibile leggerezza del PD

“Leggero” è un attributo invocato bipartisan quando si parla di Partiti Politici. Ultimo richiamo al tema è stato fatto da Renzi nella recentissima intervista a Repubblica. “Il PD più che essere pesante, deve essere pensante”. E’ uno slogan pubblicitario accattivante, ma entriamo nei termini, nei vocaboli. Il partito “leggero”, “liquido” per dirlo alla Bauman, era già stato invocato da Veltroni, proprio agli albori dell’esperienza democratica (2007). “Un partito aperto, capace di cogliere le esigenze e le domande di una società” sottolineava Veltroni. E’ l’idea che ci ha fatto innamorare di questo progetto. Con coraggio siamo usciti dalle nostre trincee politiche e abbiamo  deciso di metterci in gioco in un progetto più ampio, maggioritario, bipolare. Il progetto è fallito ed elencarne le cause sarebbe noioso e ripetitivo. Mi preme però confrontare la “leggerezza” di veltroniana memoria con quella invocata da Renzi e con quella invocata e messa in atto da anni da Berlusconi. Renzi propone un Partito privo di “strutture simil-ministeriali”, con un apparato ridotto ai minimi termini. Idea ripetuta in ogni dove in questi anni che condivido pienamente. Ma il punto interrogativo è il FINE di questa leggerezza strutturale. Siamo tutti d’accordo che “Leggeeero è il partito migliore” per dirla alla Ligabue, ma una leggerezza che muove verso quali obiettivi ? Renzi e Berlusconi sembrano muoversi nella stessa direzione: leggerezza come mancanza di zavorre per far decollare una mongolfiera dove a bordo c’è solo un uomo, il leader padre padrone delle sorti della collettività che rappresenta. Un metodo sicuramente efficace, ma che andrebbe sviscerato analizzando gli effetti ipotetici nel lungo periodo. Renzi vince, diventa Segretario, poi Premier, l’apparato si svuota. Molto probabilmente si vincono le elezioni e se si cambia la legge elettorale (ho visto più volte la vecchia pubblicità della Trony prima di dirlo) si va a governare con ottimi numeri, inutile sottolineare che Renzi è amato dagli Italiani più che dalla Sinistra. Fin qui l’immaginazione non è dolorosa. Il problema subentra leggendo attentamente l’intervista. La leggerezza strutturale è utilizzata dal Sindaco come concetto contrapposto all’Appartenenza. Ecco, qui crolla il castello di carte apparentemente magnifico. La leggerezza che ha in mente il fiorentino dovrebbe sostituire l’appartenenza a regole e valori condivisi con un’appartenenza alle idee e ai valori di un Risolutore, di un leader, di uno che “sa come si fa”. “Mi candido perchè me lo chiedono” è una dichiarazione che oltre che far riaffiorare interviste di berlusconiana memoria, sottolinea una contraddizione in termini. Non cominci una storia d’amore perchè te lo chiedono, la cominci perchè ami. Ed ecco che leggerezza berlusconiana e renziana si toccano e tendono a combaciare sempre di piu. Un partito di plastica, un comitato elettorale pro X o Y, che muore con le elezioni, che dura tanto quanto la vita del leader. Questa è la leggerezza del PD che ritengo insostenibile. La leggerezza che sogno e per cui bisogna battersi è la “leggerezza dei confini”. Questa è la liquidità che è mancata in questi anni al centro-sinistra italiano. Bisogna traghettare chi vuole andare avanti con regole e valori condivisi, senza guardare da dove viene, ma guardando solo dove sta andando. Questa è la leggerezza strutturale che auspico che non è contrapposta all’Appartenza, APPARTENERE, RICONOSCERSI, sono termini stupendi, mutuati dai rapporti di famiglia ed è splendido poterli utilizzare in ambito politico. La leggerezza che ho in mente è contrapposta a “chiusura”, è contrapposta ad un partito che ha visto in questi anni la Tessera come un Distintivo o come un Pass e non come una responsabilità ed un impegno a diventare “Portatori sani di Democrazia”.

Lottiamo per questa leggerezza, questa si che è sostenibile. Ma lasciamo che la leggerezza rimanga prettamente strutturale. La Base deve rimanere PESANTE, la sua pesantezza, fatta di valori e idee, deve essere un promemoria costante per chi si prende la responsabilità di diventare Segretario o Premier. Vuoi partire per questo lungo viaggio in mongolfiera? Bene, ma ricordati sempre caro Segretario di turno che la Base non è una zavorra da cui liberarsi per poter viaggiare più velocemente, la Base è il vento che spinge la mongolfiera verso una vittoria più bella e consapevole, perchè è la vittoria del gruppo, non del singolo.

Rendiamo leggeri i confini, usciamo dalle trincee che ci hanno fatto perdere la cognizione della realtà. Non guardiamo il passato di chi si avvicina al progetto democratico. Spieghiamo agli Italiani la nostra destinazione. Chiunque potrà prenotarsi per questo lungo viaggio. Ma è un viaggio collettivo caro Renzi, senza prime e seconde classi, ma con un capotreno che ha voglia di portare un popolo alla vittoria e non solo un singolo e il suo staff. Immagine

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7 Comments

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  1. scusa, ma non ti vergogni di scrivere un post simile proprio oggi che il Partito Democratico sospende i lavori delle camere per un giorno in solidarietà con Berlusconi?

    non è una domanda retorica, è proprio curiosità di sapere come si sente un attivista Democratico in queste ore…

    • ciao 🙂 rispondere alla vergogna di queste ore invocando un cambiamento, un’ inversione di rotta è l’unico modo che la vita mi ha insegnato per andare avanti. Arrendersi alle vergogne che si susseguono quotidianamente in questo Governissimo e non provare a proporre una svolta, ecco questo è ciò che trovo vergognoso

  2. A un partito leggero preferirei un partito presente e connesso. Che esista come punto di riferimento sui territori e sulla Rete per la partecipazione politica e sociale: i circoli sempre aperti, in cui si va per informarsi (ci trovo i giornali e una connessione a internet), discutere con gli altri, ascoltare, partecipare, e una piattaforma organizzata sul web sul modello proposto da Soru. Un Partito sempre in connessione con gli elettori, che non li va a cercare solo quando serve il voto, ma anche e soprattutto dopo le elezioni, quando si tratta di governare (o fare opposizione), e quindi bisogna conoscere i problemi e prendere decisioni il più possibile condivise e consapevoli.

  3. Come sempre lo slogan di Renzi è perfetto:”voglio un partito pensante”, .
    Per farlo,però, bisogna che i militanti e gli elettori democratici smettano di accodarsi passivamentee a questo od a quel leader e comincino a riempire di contenuti la loro politica.
    Su questo condivido totalmente l’articolo.
    Gli strumenti del web per fortuna ce ne danno la possibilità, ma sta a noi realizzarla in concreto.

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