Competenza e passione. Così si va lontano.

 

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Ore 5e40. E’ l’alba del 7 settembre. Non sono consapevole di quello che andrò a fare, i movimenti e i pensieri quando ti svegli così presto sono quasi involontari. La meta è Firenze, per partecipare alla scuola politica organizzata dall’onerevole Civati e dalla sua squadra. Treno Regionale veloce. Frecciarossa persa per un minuto e annesse imprecazioni. Altro regionale. Frecciarossa. Il viaggio è lungo. Rifletto. Cosa sarà mai una scuola politica. Ci diranno quando fare i banchetti, come distribuire i volantini, ci diranno di guardare lo specchio ogni mattina e ripetere: “Civati è il mio candidato, Civati è il mio idolo, Civati è il mio leader”. Le scuole di politica a cui ho partecipato prima di oggi si sono risolte in un culto della personalità dell’organizzatore e sono sempre state organizzate in campagna elettorale. Divento di colpo scocciato e diffidente, tutti gli indizi sembrano ricostruire anche oggi la solita “scuola politica”, ma cosa ci sono venuto a fare? Poi non ci sarà neanche Civati. Mah.

Troppo tardi. Il cartello “Firenze Santa Maria Novella” è inequivocabile. Si scende. 20 minuti a piedi e sarò alle Murate. L’inizio è incoraggiante. Moltissimi volti, fino ad oggi rinchiusi nella finestrella di una limitante “immagine profilo”, si materializzano. Prima di cominciare l’incontro ho già 4 numeri di cellulare in più, 3 abbracci e una quantità di sorrisi quasi illegale. Ore 10 si comincia. Cosseddu, Tomba, Sinigaglia, Castangia, Cramarossa, Apollonio, Diamanti questi i nomi dei relatori. La cornice è splendida e l’organizzazione anche. Gli argomenti si susseguono con chiarezza. Come funziona un Congresso, quali saranno le nostre strategie, come dobbiamo collaborare,  come dobbiamo comunicare, la rete come mezzo e non come unico luogo d’azione. La competenza è altissima, tutto viene spiegato con dovizia di particolari, senza lasciare nulla al caso. Quello che rende la giornata incredibile è questo cocktail di passione e competenza. I relatori mettono il proprio sapere a disposizione di un candidato e della gente, sono persone che non vogliono rimanere rinchiuse nella superiorità delle proprie conoscenze, ma vogliono renderle pubbliche e alla portata di tutti per rendere unica questa campagna congressuale. La cosa più incredibile è che di Civati non si parla. Si parla di idee, di problemi locali, di mezzi per rendere più efficaci i nostri convincimenti. Civati si nomina poco, ma c’è. Civati è la voce della signora che chiede al suo compagno di seggiola come si fa a creare una pagina facebook, Civati è la voce dei relatori, Civati è la voce di giovani che si sono spostati da tutta Italia all’alba per organizzare un sogno, una follia. Si perchè la sua leadership è collettiva, la sua squadra è larga, larghissima e va dal referente super competente in comunicazione alla pensionata iscritta da una vita, dal giovane che si avvicina alla politica per la prima volta al cinquantenne deluso da tutto e tutti. Non stiamo trovando mezzi per esaltare un uomo, stiamo pensando agli strumenti ideali per esaltare un’idea. Non abbiamo bisogno di un leader, noi crediamo convintamente nella necessità di vincere il Congresso con un’idea perchè un Segretario dura pochi anni un’idea rimane per sempre e porta frutti, crea una nuova classe dirigente. Civati rappresenta il portavoce di questa idea , non una personalità da venerare. Qui non si parla di cosa rottamare, di cosa distruggere per poi in realtà non distruggere nulla, qui si parla solo di costruire e inventare. Ecco perchè parlo di sogno e di follia perchè fino ad oggi le alternative in politica si sono create distruggendo, noi lanciamo la sfida del Fare senza distruggere. 

Senza neanche capire come sono le 19, la giornata è finita. E’ il tempo dei saluti, delle promesse, dei “ci vedremo presto” e dei “crediamoci”. Oggi la “leadership collettiva” di cui tanto sento parlare a vuoto si è materializzata, l’ho toccata con mano. Mi sono sentito parte integrante di questa mozione, di questa candidatura. Questa identificazione ci porterà lontano, perchè se ognuno di noi si sente il protagonista di questa campagna congressuale e non solo supporter di qualcuno, ci metterà quel qualcosa in più che renderà la comunicazione magica e il messaggio politico irripetibile. In un’Italia in bilico tra Decadenze e grandi alleanze, tra guerre imminenti e promesse non mantenute, in questo deserto di alternative politiche c’è un’oasi dove poter cominciare a ricostruire un partito e un Paese migliore. Il treno del ritorno mi aspetta. I venti minuti di tragitto verso la stazione diventano cinque. Sono carico, carichissimo, con tanta voglia di fare. Finalmente mi sono sentito a casa e in politica non mi accadeva da tempo. 

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5 Comments

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  1. grazie per lo splendido report di una giornata particolare

  2. Civati si nomina poco… 11 volte in circa 50 righe!

  3. A me rileggere questo resocondo fa sempre un sacco piacere. E sono onorato che un ragazzo limpido e talentuoso come Antonio sia stato bene con tutti noi

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