L’uomo che sussurra alla Base

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“Pare che lei aiuti le persone che hanno problemi con i cavalli”
“No, io aiuto i cavalli che hanno problemi con le persone”

E’ una frase del celebre “L’uomo che sussurrava ai cavalli” (1998) tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Evans . Una ragazzina, Grace, in depressione dopo un grave incidente e un cavallo, Pilgrim, rimasto malconcio. La madre Annie è convinta che l’avvenire della figlia sia legato a quello del cavallo e si rivolge ad un esperto conoscitore di cavalli, un “sussurratore”, Tom Booker, interpretato da Robert Redford. I sussurratori sono uomini in grado di bisbigliare segreti alle orecchie dei cavalli turbati, uomini in grado di parlare una lingua che nessuno conosce tra la gente comune.

Dimenticate il Cavallo, la ragazzina e il sussurratore. Proviamo a creare una metafora. Grace sarà il Partito Democratico e Pilgrim, il cavallo, la Base delusa. Mettiamoci nei panni di Annie, la mamma della piccola Grace: dobbiamo scegliere se considerare le sorti della ragazzina (PD) e del cavallo (Base) come interdipendenti e quindi rivolgerci a qualcuno che sappia parlare la stessa lingua della Base (cavallo), oppure ignorare questo rapporto e aspettare che le cose migliorino, lasciando la situazione invariata. Ecco per i lettori che non considerano le due sfere connesse il racconto finisce qui, gli altri mi seguano. Dobbiamo quindi rivolgerci a qualcuno che sappia curare il cavallo, qualcuno che perda il proprio tempo per conoscerne i problemi e valorizzarne le virtù, qualcuno che riesca a interpretare la sua lingua e riesca a comunicare con essa, ponendosi allo stesso livello e non ad un livello superiore. Un Sussurratore come Tom Booker, un esperto conoscitore della Base e della sua lingua, interprete più fedele di sentimenti e problematiche, in grado di colmare il distacco tra Cavallo e Uomo, tra Partito e Base, attraverso la comprensione, il dialogo e il confronto. Un sussurratore, infatti, non si occupa dei problemi del Partito con la Base, come recita la frase che ho inizialmente riportato (sempre utilizzando questa metafora), ma sa occuparsi dei problemi della Base con il Partito, dei problemi del cavallo con le persone. Il Sussurratore si pone allo stesso livello del proprio interlocutore, non crea una gerarchia. Si riuscirà a curare il cavallo solo se i due saranno in grado di comunicare e collaborare. Nessuno che impone, nessuno che detta la linea. La linea è sussurrata alla Base ed è la stessa linea che la base propone, perchè si comprendono e hanno gli stessi obietivi. Il sussurratore non è un addestratore, non ha come fine l’imposizione di una leadership. Il sussurratore mira a far capire alla base che entrambi sono leader e che se il cavallo non prende consapevolezza di essere fabbro del proprio destino non c’è speranza, perchè non si guarisce completamente solo affidandosi a qualcuno senza partecipare attivamente a questo processo. La leadership collettiva è l’unico rimedio ad una sovranità popolare sempre più limitata, privata della preferenza con il Porcellum e di ogni tipo di decisione circa la cosa pubblica. Provate a pensare ai 27 milioni di votanti al referendum sull’acqua, che con forza hanno rivendicato il diritto di tornare a decidere dei beni della collettività.

Ecco perchè per rimettere in sesto il nostro Cavallo e far tornare a vivere Grace, il nostro Partito, abbiamo bisogno di un uomo che sussurri alla Base, un uomo che parli la stessa lingua delle persone e abbia come unico obiettivo la risoluzione condivisa dei problemi. Un uomo che sia consapevole che la base del PD chiede la riduzione delle imposte sul lavoro e non l’abolizione delle tasse sul patrimonio, un uomo che sappia che la base vuole tornare a scegliere ed è stanca di essere schiava del Porcellum, un uomo cosciente della discontinuità implorata rispetto ai celeberrimi 101 e all’attuale gruppo dirigente, un uomo in grado di costruire un Partito che riesca ad avere come confini Prodi e Rodotà, un uomo consapevole della comunità d’intenti del nostro partito rispetto a Sel. Perchè le cose cambiano se le cambiamo insieme e non se qualcuno ce le cambia.

Il mio sussurratore l’ho individuato da tempo, è l’unico che si sforza di parlare la stessa lingua del proprio elettorato di riferimento, di consultarlo, di conoscerlo e di cercare di risolverne i problemi. L’uomo che sussurrava e sussurra alla Base per me è Giuseppe Civati, un uomo che non addestra con incontri privi di confronto o presenze televisive sterili, ma è da mesi in giro per l’Italia con l’obiettivo di conoscere sentimenti e delusioni della base democratica, cercando soluzioni e creando progetti nuovi e concretamente utili.

Chi si sforza di sussurrare deve guidare questo Partito. Riportiamo la Base al centro.

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One Comment

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  1. L’ uomo che sussurra alla Base: c’è dentro la passione e i contenuti politici per farne il “Manifesto della Base”. D’altra parte senza “relazione”,senza un linguaggio comune, il partito sarebbe solo apparato e la Base rischierebbe di essere somma di individui e individualismi o, peggio, folla ! Spesso faccio anch’io riferimento e richiamo ad una leadership collettiva, dove ciascuna competenza può trovare la sua più corretta applicazione e così, quotidianamente sconfiggere il rischio di trasformare il PD in partito del leader ( una fattispecie di partito padronale, almeno di fatto) anzicchè quello di iscritti ed elettori…la Base, appunto. Sì, anch’io penso che Giuseppe Civati, sia il “sussurratore” giusto per “ripristinare la linea” e riprendere il discorso interrotto quasi al suo inizio…il 14 ottobre 2007.

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