Caro Iscritto ti scrivo

Il 17 novembre terminerà questa fase riservata ai soli iscritti, per decidere chi eliminare dalla competizone congressuale, riducendo il Congresso a soli 3 candidati. 

Ed è per questo che stamattina voglio rivolgermi a te caro Iscritto.

A te che stamattina sei rinchiuso nel tuo Circolo per ultimare i tesseramenti e hai rinunciato ad un pranzo in famiglia o ad una giornata di riposo dopo una settimana tremenda. 

A te che dal 2007 investi buona parte delle tue giornate per un’idea, per un progetto, sacrificando affetti e interessi, mettendo faccia e cuore in un cammino in cui credi. Soffri ancora. E non è una metafora. Nonostante le liste bloccate, il porcellum, in queste politiche hai continuato a fare la campagna elettorale per il tuo Partito con tutta la forza del mondo. Dopo aver girato la tua città, il tuo paesino, il tuo posto di lavoro in lungo e in largo per cercare di convincere anche il più diffidente, il Partito per cui ti eri speso ti ha regalato un inaspettato Governo di larghe intese. Hanno cercato di non farti arrabbiare dicendoti che “Non c’erano alternative”, che era “l’Europa ce lo chiedeva”. Nulla da fare. Per mesi hai chiuso i giornali. Hai spento la tv. Ogni volta che in ufficio si parlava di politica, provavi a virare il discorso su un qualche rigore sbagliato la domenica precedente o su qualche telefilm che ti era piaciuto particolarmente. Per tante mattine ti sei guardato allo specchio dopo aver visto Letta con Alfano, Brunetta con Fassina e ti sei chiesto perchè rimanere ancora qui. Perchè non provare a cercare un’alternativa da qualche altra parte. Perchè non provare a portare il proprio entusiasmo in un luogo in cui c’è dialogo e partecipazione. Ogni volta hai cercato di far morire questi pensieri sul nascere, come un uomo o una donna che cominciano a sentire di non amare più il proprio compagno ma fanno di tutto per non ammetterlo, rimandando il discorso.  

Dopo mille travagli, appelli, si è giunti alla fatidica data del Congresso. E qui l’elettorato democratico ha dimostrato di avere un dono. Si esalta quando viene coinvolto e consultato e per un attimo dimentica le recenti delusioni. Ognuno di voi, di noi, ha preso la propria posizione e ha sposato un progetto. Ognuno di noi ha ricominciato a mettere piede nelle sedi, ognuno di noi ha ricominciato a rivedere una strada da percorrere, ognuno di noi ha ritrovato persone con cui “spezzare il pane”, persone con cui iniziare un percorso che non è “professionale” ma di vita.  

Abbiamo ricominciato a fare una campagna di tesseramento per quel partito che ci aveva tradito. Abbiamo ricominciato a dire in giro che l’unico posto dove si potevano cambiare le cose era ed è il PD. Che per cambiare il Paese bisogna cambiare il PD. Con la nostra passione siamo riusciti a riavvicinare chi non si iscriveva da 15 anni, chi alle ultime elezioni aveva votato Grillo, chi aveva buttato la tessera, chi aveva giurato di non entrare mai più in una sede di Partito.  

L’ingranaggio sembra ripartito alla grande, quando ci incontriamo per strada sembriamo delle “macchine da guerra”, abbiamo grandi progetti, sorrisi, abbracci, sprizziamo partecipazione da tutti i pori. Ma poi la sera si ritorna a casa. Basta rileggere “l’Italia Giusta” sulla nostra tessera o ritrovare in un cassetto il “santino” di qualche parlamentare che ora è sottosegretario del Governo con Berlusconi per ricadere nello sconforto. Si perchè parliamoci chiaro, molti di noi hanno un patto già scritto con la propria coscienza. Molti di noi si sono già detti, la mattina davanti allo specchio, che questa “è l’ultima volta”, “o adesso o mai più”. Ci sentiamo come un calciatore a fine carriera che disputa il suo ultimo campionato del mondo. Per molti di noi questa è la partita della vita.    

Nei nostri circoli ora e l’8 dicembre poi, saremo chiamati al decisivo calcio di rigore. Finalmente a differenza delle politiche, il Congresso  ci permette di SCEGLIERE di che morte morire o in che vita rinascere.  

Io sono pronto. Ho le mie scarpette. Un giocatore “si vede dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”, ci stiamo provando tutti, ma questa volta è proprio da questo rigore che si giudicherà un giocatore. Perchè questo rigore rappresenta la direzione che vogliamo prendere nei prossimi anni. Io ho scelto di liberarmi dalle catene di quella che chiamo la “cultura del Lui“. La cultura del Lui che attanaglia questo Paese dal ’94.La cultura del Lui è la cultura di chi non ha voglia di responsabilità, di chi ormai è stato convinto della mancanza di alternativa, di chi ormai è stato sedato dalla dilagante moderazione, di chi “non ho tempo per occuparmi per la politica quindi voto per chi vince”. Ma è proprio questo ragionamento che dobbiamo smontare una volta per tutte. Di politica non ci si occupa, la politica è vita. La dichiarazione dei redditi, la scuola di tuo figlio, le tasse universitarie, la pensione di tua nonna, tuo fratello che guadagna pochissimo da ricercatore, questa è la politica. Non hai tempo per questo? Malissimo. Perchè questo disinteresse genera egoismo, logora la coesione sociale e aumenta la voglia di affidarsi ad un uomo solo che mostra “muscoli comunicativi” invece che idee giuste, a volte anche impopolarI. 

La sfida a cui stiamo andando incontro è proprio questa. Vivere della luce riflessa di un leader accattivante o illuminare un uomo che ci rappresenta davvero e in cui riusciamo ad immedesimarci. 

Questo Congresso significa tante cose. Da un lato potrà rappresentare il tramonto di un modo vecchio di fare politica, il tramonto di soggetti politici sconfitti dalla storia, dal popolo ma non ancora da loro stessi. Dall’altro potrà significare l’epilogo definitivo della “cultura  del Lui”. 

E’ proprio per rinascere che ti invito a sostenere Giuseppe Civati. Perchè Civati in questi mesi è riuscito ad esaltare le competenze di chi lo ha circondato, ha scritto un documento scritto da molti, ha gettato le basi per una leadership che non è di sua proprietà ma di dominio pubblico. E guardate la cosa più incredibile è proprio questa. Ci eravamo dimenticati che nelle mani di ognuno di noi c’è una indispensabile porzione di sovranità. Civati me l’ha ricordato, ce l’ha ricordato. 

Abbiamo una grande occasione. Possiamo liberarci dal Lui e tornare protagonisti con un enorme Noi. Il lui è facile, con il Lui non si rischia, con il Lui non ci si mette in gioco, con il Lui sei come l’Inter di Mancini, palla lunga e ci pensa Ibra o come il Regista che non ha in mente una grande trama e decide di puntare su un attore piuttosto che su una bella storia. 

Ecco. Io voglio puntare su una bella storia da raccontare. Una storia in cui ognuno di noi si riprende quei piccoli pezzettini di sovranità che ci erano volati dalle mani con il freddo vento del Governissimo e ritorna il protagonista di questo Paese in ginocchio.  

Perchè gli attori rimangono rinchiusi in un poster, le storie rimangono nel cuore e cambiano le vite. Quella matita con cui sceglierai il tuo candidato, è la matita con cui sceglierai che storia scrivere. Puntiamo su noi stessi. Scegliamoci. Ecco perchè ho deciso di stare con Pippo Civati. Perchè il mondo si cambia camminando per mano con il proprio compagno di circolo e non guardando in tv il proprio leader. 

Buon voto cari democratici. Ognuno di voi, comunque vada, farà un passo verso un’Italia diversa da quella di oggi, quindi buona scelta. 

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4 Comments

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  1. “.La cultura del Lui è la cultura di chi non ha voglia di responsabilità, di chi ormai è stato convinto della mancanza di alternativa, di chi ormai è stato sedato dalla dilagante moderazione, di chi “non ho tempo per occuparmi per la politica quindi voto per chi vince”. Ma è proprio questo ragionamento che dobbiamo smontare una volta per tutte. Di politica non ci si occupa, la politica è vita. La dichiarazione dei redditi, la scuola di tuo figlio, le tasse universitarie, la pensione di tua nonna, tuo fratello che guadagna pochissimo da ricercatore, questa è la politica. Non hai tempo per questo? Malissimo. Perchè questo disinteresse genera egoismo, logora la coesione sociale e aumenta la voglia di affidarsi ad un uomo solo che mostra “muscoli comunicativi” invece che idee giuste, a volte anche impopolarI. ” Bravo, bravissimo!!!!!!!!

  2. Logicamente non l’ho letto tutto..lo potrebbe leggere solo chi non ha da fare niente…siete accessibili come sempre..

  3. invece io che l’ho letto tutto l’ho trovato fluido e carico di pensieri lunghi. Quelli che vogliono chiudere, trincerandosi dietro il “non disturbare il manovratore” o dietro “ma è scritto troppo!”. C’è chi in questo partito vuol fare prevalere la simpatia come categoria politica o il “bello e democratico” come slogan. Per l omeno la Nannini cantava “bello e impossibile”. Bravo Antonio. Non ne avrai a male se lo utilizzerò anche io come mezzo di convincimento. E’ anche la mia storia.

  4. a prescindere che io faccio alcune cose di tutti e tre e che non faccio altre cose di tutti e tre ma il profilo di chi vota per Pittella?

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