Caro solito Scanzi

Caro solito Scanzi,
leggo con un sorriso ormai stanco la consueta ironia sul “coraggio” di Civati e l’altrettanto consueto parallelismo manzoniano con Don Abbondio.

Qui nessuno “si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità” caro Scanzi.
Quando provano a sfrattarti dalla casa che hai contribuito a costruire, è coraggioso chi resiste rimanendo all’interno o chi si fa accompagnare serenamente alla porta senza protestare?

Dispiace citare ancora Manzoni, che per sua fortuna ha una storia gloriosa non legata a quella democratica, ma fin dopo il Congresso siamo stati l’unico ramo del PD che volge a sinistra tra una catena ininterrotta di Renziani.

L’abbiamo fatto con lealtà e soprattutto con la passione di sempre. Non abbiamo mai avuto neanche un motivo per andar via dal PD. Ci siamo sempre riconosciuti nel Manifesto dei Valori e soprattutto nel programma elettorale “Italia bene comune”, rimanendo coerenti a valori e principi natii.
Cambiare il PD per cambiare l’Italia” era la nostra sfida e per noi significava proprio tornare a quell’entusiasmo originario, quel sentimento che parte dall’esperienza dell’Ulivo e da quell’entusiasmo che ci ha portato a costruire una casa comune nel solco del centro sinistra italiano.

Lo scenario nel giro di pochi mesi è cambiato. Il PD mira a diventare “Partito della Nazione”, senza steccati valoriali e ideologici, un’accozzaglia di forze politiche molto differenti per storia e riferimenti culturali, tenuta insieme all’ombra del decisionismo di un leader.

La sfida è diventata “cambiare i renziani, per cambiare il PD” ed è un obiettivo che accarezza l’impossibile. Contro questa arroganza si è schiantato il nostro coraggio, contro la superficialità di chi evita sempre di affrontare problemi interni, simulando coerenza e unità.
Non è un coraggio illimitato, siamo umani. I limiti sono quelli evidenziati dalle primarie in Liguria. Essere coraggiosi ha poco senso nel momento in cui la vittoria di una donna giovane e renziana (interessata) fa passare in secondo piano il desiderio di trasparenza e legalità, quello stesso desiderio che aveva portato ad annullare le primarie in Campania qualche tempo fa.

Una cosa deve essere chiara.
Non ce ne andiamo noi, ci stanno mandando via loro.
E ti assicuro è triste lasciare la casa che hai contributo a costruire. Succede quando la Maggioranza si pone “come una malattia, come una sfortuna,come un’anestesia, come un’abitudine”.
Abbiamo provato a contrastarla con coraggio ostinato, con la forza delle idee,raccontando le buone pratiche presenti in tantissimi territori, chiedendo più coraggio nel campo dei diritti civili, chiedendo più attenzione per l’ambiente e la povertà, parlando più di uguaglianza che di merito, parlando più di rette degli asili nido che di inutili bonus alle mamme.
Ora forse l’ostinazione non basta più, serve viaggiare in direzione contraria.
Ma come vedi il coraggio non ci ha mai abbandonato.

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