Il sindaco di Trento sbaglia. La repressione non è la soluzione

Il Sindaco di Trento, Andreatta (PD), ha emesso un’ordinanza che vieta la vendita da asporto di alcolici dalle ore 21 alle ore 7 in piazza Santa Maria Maggiore, vicolo Morosante, piazzetta 2 settembre 1943 e via San Giovanni (le c.d. “zone calde” della città).
E’ fatta salva la possibilità di somministrare bevande alcoliche e superalcoliche esclusivamente all’interno dei pubblici esercizi autorizzati alla somministrazione di detti prodotti”.

Il divieto resterà valido fino al 31 gennaio 2016.

Vivo da anni questa città e mi sento di sollevare alcune enormi perplessità rispetto all’ordinanza in questione, provando a proporre alcune misure:

1) Chi vieta la vendita da asporto di alcolici solo dalle ore 21 non conosce la città. L’happy hour, soprattutto in primavera e in estate, comincia già dalle ore 18.30. Il minimarket pakistano comincia a vendere alcolici già da quell’ora.
L’ordinanza non farà altro che concentrare l’acquisto nelle ore precedenti. Oppure, cosa che in parte succede già anche oggi, molti studenti arriveranno in piazza S.Maria Maggiore con la propria birretta già comprata al supermercato.

2) Chi frequenta piazza Santa Maria Maggiore, chi vive in Santa Maggiore, sa bene che il problema principale di quelle zone non è di certo il consumo di birra o di alcolici. Il problema è l’abbandono in quelle zone di lattine e bottiglie di vetro derivanti dal consumo stesso.
Vietare l’asporto per ridurre l’inquinamento è inutile. La soluzione esiste caro Sindaco Andreatta: si chiama “vuoto a rendere”, con una cauzione su vetro e lattine per disincentivare l’abbandono di bottiglie e contenitori di alcolici secondo il modello di ecobusiness tedesco.

3) Altro problema dell’alcol a basso costo e della vendita d’asporto è il fetore d’urina presenta per i vicoli della città. Fare la guerra ai commercianti per ridure “la puzza nei vicoli”? Non ha nessun senso. Avrebbe senso invece analizzare altre realtà virtuose. Penso ad esempio a Parigi o ad Amsterdam, dove da tempo sono stati rodati vespasiani mobili. Assomigliano a campane di plastica, con ganci alla sommità per essere posate e levate con facilità. Idea geniale, che, sembra assurdo dirlo, può migliorare la città dal punto di vista dell’arredo urbano

4) Questo punto è meno pratico degli altri, ma è una battaglia che potrebbe davvero unire le diverse parti sociali in campo.
Il problema vero di quelle zone è lo spaccio a cielo aperto, giusto? Conosco un solo modo per mettere d’accordo studenti, commercianti, residenti ed eliminare lo spaccio: la LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS, solo cosi si può dire “stop allo spaccio” e “via gli spacciatori dal quartiere”.
Una battaglia che possiamo e dobbiamo condurre assieme. Una battaglia di civiltà, lunga e complicata lo so, ma indispensabile. Il “degrado”, termine che spesso a Trento viene usato impropriamente, si può combattere solo cosi.
Il proibizionismo ha fallito. Non lo dico io, lo dice la Direzione Nazionale Antimafia.

Ai primi 3 punti si potrebbe lavorare già da subito.
Ma evidentemente il problema è un altro: l’amministrazione non ha un’idea precisa di città.

Si vieta continuamente, si vieta l’asporto d’alcolici in certi orari, si vieta il consumo d’alcolici nei parchi, ma non si adottano mai misure che possano davvero migliorare la convivenza delle diverse parti sociali nelle ore notturne.

Troppo spesso il problema della “movida” viene analizzato in termini di sicurezza e repressione. Qui si tratta invece di convivere e proporre.

Parliamone.

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