La lezione di Podemos

Podemos è stato fondato il 17 gennaio 2014, mentre in Italia, negli stessi giorni, si siglava il “Patto del Nazareno”.

Dopo il sorprendente 8% alle elezioni europee del 2014, dopo aver vinto le elezioni amministrative a Madrid e Barcellona, oggi Podemos ha ottenuto il 20.7% dei consensi nelle elezioni politiche spagnole. Un risultato che permette di esprimere ben 69 seggi nel “Congreso de los Diputados”. Una rimonta incredibile, con i sondaggi che solo qualche settimana fa davano Pablo Iglesias e compagni sotto il 10%.

Tutto questo in appena 2 anni. Una formazione di sinistra, che porta avanti politiche di sinistra, è riuscita a diventare popolare nel proprio Paese non spostandosi a destra.

Pablo-Iglesias-Podemos

Come?
Podemos ha compreso che il senso comune è spesso diverso da ciò che la sinistra pensa sia giusto. Per questo ha concentrato le proprie forze nel deviare il senso comune verso una direzione di cambiamento.

Podemos ha compreso che in questa missione è fondamentale abbandonare i simboli e il linguaggio del passato. La parola “sinistra” in quest’epoca storica è legata nell’immaginario collettivo a qualcosa che non emoziona più, che non vince, che non può cambiare le cose e che spesso non rappresenta il popolo pur dichiarandolo.

Per questo non bisogna più nominarla ma farla (la sinistra).
Podemos parla di gente, di popolo, di “sopra” e “sotto”, di lotta contro le elites. Con questi nuovi codici è tornata a rappresentare i cittadini delusi, “indignati”, quelli che non si sentivano più ascoltati, rappresentati, difesi. Una fetta di popolo che improvvisamente è tornata a fidarsi della politica spagnola, credendo in una svolta.

Ecco, chi vuole costruire la Sinistra anche in Italia non può non studiare e analizzare la breve storia di Podemos. La lezione è chiara: la sinistra o è popolare o non è.

Divenire popolari adeguando il proprio linguaggio ai tempi che corrono non significa per forza corrompere o snaturare i propri ideali. Non serve ad esempio che la sinistra abolisca le tasse sulla casa a tutti, indistintamente. Questo significa diventare popolari rinunciando ai propri valori.

Scriveva Francesco Saverio Nitti: “La moltitudine degli uomini non si sposta se non quando le idee si trasformano in sentimenti. Ora perché le idee si trasformino in sentimenti occorre uno stato di eccitazione, che deriva solo dalla lotta”. 

Podemos è riuscito a tramutare le idee in sentimenti proprio così, interpretando il ruolo della forza politica che lotta contro il sistema vigente.

Bisogna tornare ad emozionare chi è disilluso, chi pensa che non ci siano più speranze, chi pensa di non contare più nulla pur vivendo in un Paese in cui la Costituzione indica il popolo come sovrano. Emozionare e appassionare chi ha smesso di credere in un paese più uguale, chi continua a ripetersi che “non ci sono alternative”.

Podemos ci insegna che un’alternativa esiste, sempre.
Basta ritrovare il modo giusto per parlare alla gente che si vuole rappresentare.

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4 Comments

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  1. Secondo me Podemos non ci insegna nulla, come ci ha insegnato ancor meno Syriza.
    Le loro idee qui son già vecchie.
    Quando in Spagna c’erano gli indignados, in Italia le manifestazioni spontanee di piazza andavano già avanti da oltre dieci anni.
    Il movimento viola, da solo, aveva portato in piazza in due soli giorni decine di migliaia di persone. E senza alcun politico alle spalle.
    E prima ancora i girotondini, il movimento “se non ora quando”, etc
    Non hanno nulla da insegnare, ma al più da scoprire. Da scoprire che quando le ideologie vanno al potere scendono sempre a compromessi.
    Come purtroppo già sappiamo ed abbiamo purtroppo vissuto.
    Lo ha capito, anche se tardi, Syriza.
    Lo capirà Podemos

    • e allora? Ci si arrende all’ingiustizia?

    • Valter Pellicciotta dicembre 21, 2015 — 11:08 pm

      Snobbare le esperienze altrui è un nascondere la testa sotto la sabbia illudendosi di non essere visti. E’ chiaro che non si ottiene nulla copiando ma c’è sempre qualcosa da utilizzare, una traccia che ci suggerisca la strada da percorrere. In modo diverso qui hanno agito i 5 Stelle, hanno sfruttato quella energia che c’era nel malcontento, nella delusione di chi non trovava risposte ma non voleva arrendersi all’astensionismo. Si potrà cambiare (inteso come creare un forte gruppo politico di lotta) quando si riuscirà a scongelare il voto degli astensionisti. Qui sta la chiave della riscossa di chi è stato emarginato……Il riferimento ai Girotondini, al movimento viola, alle prese di posizione di Nanni Moretti, ai movimenti studenteschi del ventennio berlusconiano è sbagliato. Qui è mancata una base intesa come fondamenta un gruppo trascinatore che con forza e continuità riuscisse a rimanere a galla: essere la notizia del giorno, per mesi, proprio come ha fatto Grillo….E lui ha bucato il sipario e al momento delle elezioni chi protestava aveva bell’e pronta la scheda ……Copiare no, ma imparare si deve!

  2. Non ho capito questo passaggio: “Non serve ad esempio che la sinistra abolisca le tasse sulla casa a tutti, indistintamente. Questo significa diventare popolari rinunciando ai propri valori.”

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