Cosa dovrebbe fare la Sinistra-sinistra?

La lettura dei flussi elettorali nelle grandi cittá in cui si è votato e l’analisi dei voti, quartiere per quartiere, descrivono una triste realtà per chi vuole costruire un’alternativa a Sinistra.

Nelle periferie spopolano i 5 stelle e la destra. La sinistra viaggia su cifre accettabili soprattutto nei quartieri borghesi (leggete i dati del centro storico di Torino, dei Parioli di Roma, di Milano zona 1).

Pochissimi voti in uscita dal PD sono stati intercettati dalla Sinistra-Sinistra: chi ha smesso di votare PD ha optato per i 5 stelle o per l’astensionismo.

E allora? Cosa si dovrebbe fare oggi per superare questa disastrosa situazione e creare un’alternativa di sinistra all’esistente?

Qualche mese fa, in un illuminante articolo di Raimo sulle pagine di Internazionale, si parlava della necessità di un “populismo di Sinistra“. Raimo per sostenere la sua tesi, citava soprattutto la concezione di “populismo” del filosofo argentino Ernesto Laclau.

Il populismo secondo Laclau è un meccanismo che compie due azioni:
1) rende equivalenti posizioni politiche che non lo sono
2) crea una polarità, una divisione che prima non esisteva.

Raimo, seguendo questa definizione, prova a descrivere i populismi esistenti in Italia: Renzi, Salvini, Grillo.
Ad esempio:

“La rottamazione di Renzi è riuscita a unire, per dire, socialisti e liberali, difensori di idee keynesiani con iperliberisti, cattolici e laici, attraverso una separazione del panorama politico tra vecchio (da rottamare) e nuovo (da incarnare)”

Seguendo l’accezione con cui Laclau parla di “populismo”, Raimo sostiene che un “populismo di sinistra” in Italia può nascere solo creando una divisione prima inesistente.

Quali sarebbero quindi le due fazioni?

Da una parte ci sono i precari, il ceto medio impoverito, ma anche i migranti che chiedono diritti, e i cittadini di un meridione socialmente depresso, e ci sono quegli studenti che non vogliono alimentare un’emigrazione che non è più fuga solo di cervelli ma di manodopera a basso costo, quelli che non hanno case di proprietà e che non possono e non potranno accedere a un mutuo, i pignorati, quelli che occupano spazi, i cosiddetti neet (coloro che non studiano e non lavorano), gli arresi, gli evasori fiscali per necessità, una massa diffusa e interclassista, di neopoveri, di quasi poveri, che provengono da contesti sociali e familiari, e persino nazionali differenti, ma che reclamano sostanzialmente reddito e accesso alle risorse, un welfare degno di questo nome

“Dall’altra parte ci sono coloro che non vogliono condividere risorse, che dispongono di un welfare privato e ristretto, che cercano di garantirsi una condizione sociale di privilegio”

In sintesi: impoveriti vs arricchiti.

Un “populismo di sinistra” che parte dal presupposto che in Italia non siamo tutti sulla stessa barca.

Solo così daremo una risposta alle richieste democratiche che provengono dalla base: “più rappresentanza, più uguaglianza di reddito, più formazione, più accesso alle risorse, più diritti civili”.

Dietro le richieste democratiche, c’è una richiesta di comunità” sottolinea Raimo.

Riconquistiamo questo popolo, costruiamo questa comunità prima di pensare a ricostruire la sinistra.

Riconquistiamolo offrendo soluzioni concrete ai problemi reali, conoscendo i problemi, interloquendo continuamente con gli elettori, mantenendo vivo e basilare il conflitto con gli “arricchiti” e i “privilegiati”, trovando metodi e mezzi sempre nuovi per comunicare il lato dal quale ci poniamo in questo conflitto.

L’immedesimazione ha bisogno di un “conflitto” per nascere.
Adottiamo una narrazione in grado di creare nell’immaginario collettivo questa divaricazione, questo conflitto. Una narrazione in grado di rendere popolari misure impopolari che servono a vincerlo questo conflitto.

Solo così creeremo un popolo di sinistra, solo così restituiremo rappresentanza a chi da tempo chiede e non viene compreso.

Questo dovrebbe fare la sinistra-sinistra.
Questo dovrebbe fare chiunque abbia intenzione di costruire un’alternativa all’esistente.

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