Un tripudio di #IncoeRenzi

Ieri, 21 agosto 2016, ha destato particolare scalpore questa dichiarazione del Presidente del Consiglio:

“Si vota nel 2018, comunque vada il Referendum”

 

E’ bastato qualche sondaggio negativo per far cambiare idea a tutta la squadra di vuoto sincronizzato, capeggiata dal premier toscano.

Eppure Renzi in questi mesi ha più volte dichiarato esattamente il contrario. Una ricostruzione cronologica delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio può essere utile per comprendere il suo altissimo livello di #incoeRenzi. Un uomo politico disposto a perdere la faccia pur di non perdere la poltrona.

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“Se perdo il referendum considero fallita la mia esperienza politica”
(29 dicembre 2015 – Conferenza stampa di fine anno)

“Il referendum non è un plebiscito ma è giusto che la parola passi ai cittadini. Per anni la classe politica non ha fatto niente. Adesso è arrivato un governo nuovo che ha cercato di realizzare alcune cose. Se sulla madre di queste battaglie, che è la riforma costituzionale, i cittadini non sono d’accordo, hanno tutto il diritto di dirlo ed io ho il dovere di prenderne atto. Non sono un politico vecchia maniera che resta attaccato alla poltrona: io penso che si faccia politica per seguire un ideale. Io penso che gli italiani staranno dalla nostra parte, ma la parola finale ce l’hanno loro e io sono pronto ad assumermi le mie responsabilità”
(10 gennaio 2016 – Intervista al TG1)

“Ripeto qui (in Senato): se perdessi il referendum considererei conclusa la mia esperienza perché credo profondamente nel valore della dignità della cosa pubblica”                              (20 gennaio 2016 – in Senato per il voto sulle riforme)

“Io non sono come gli altri, non posso restare aggrappato alla politica. Se sulle riforme gli italiani diranno di no, prendo la borsettina e torno a casa”                                                                 (25 gennaio 2016 – Intervistato a “Quinta Colonna”)

“Se perdo al referendum prendo atto del fatto che ho perso. Dite che sto attaccato alla poltrona? Tirate fuori le vostre idee, ecco la mia poltrona”
(7 febbraio 2016 – Scuola di formazione del PD)

“Se perdiamo il referendum è doveroso trarne conseguenze, è sacrosanto non solo che il governo vada a casa ma che io consideri terminata la mia esperienza politica”
(12 marzo 2016 – Scuola di formazione del PD)

“Io ho già la mia clessidra girata. Se mi va come spero, finisco tra meno di 7 anni. Se mi va male, se perdo la sfida della credibilità o il referendum del 2016, vado via subito e non mi vedete più. Ci hanno detto che siamo attaccati alle poltrone, ma noi siamo attaccati alle idee: non c’e’ un leader che resta per sempre”
(20 marzo 2016 – Congresso dei Giovani Democratici)

Si comincia parzialmente a cambiare idea:
“La domanda di ottobre non riguarda il governo ma riguarda se si vuol cambiare la Carta e rendere piu’ semplice la politica. Se noi saremo bravi a spiegare le nostre ragioni otterremo un consenso ma il voto sulla persona non c’entra niente. Certo io se perdo vado a casa”
(18 aprile 2016 – Intervista al TG1)

Maria Elena Boschi: “Si voterà sul merito delle riforme: i cittadini sceglieranno su queste e molti si stanno formando un’opinione. Sono altri che cercano di trasformarlo in un referendum sul governo. Renzi ha solo detto: ‘se perdiamo andiamo a casa’. Ma questo e’ un segnale di serietà. Se un governo ha avuto il mandato da Napolitano a fare le riforme” se queste poi non passano “è normale che prenda atto di questo voto. E’ un atto di serietà”
(27 aprile 2016 – Intervista della Ministra ad Otto e Mezzo)

“Io sono tra i pochi politici che dico quando perdo che ho perso. Altri quando perdono spiegano che hanno vinto. Se il referendum vedrà sconfitto il si trarrò le conseguenze. So da dove vengo e so che la politica è servizio. Sto personalizzando? No, se perdi una sfida epocale che fai? Racconti che i cittadini hanno sbagliato? No hai sbagliato tu”
(28 aprile 2016 – diretta Facebook e Twitter “MatteoRisponde”)

“La rottamazione non vale solo quando si voleva noi…. Se non riesco vado a casa”
(2 maggio 2016 – fonte ANSA)

“Se io perdo, con che faccia rimango. Ma non è che vado a casa, smetto di fare politica. Non è personalizzazione ma serietà. Lo so che si aggrappano alla poltrona ma non posso fare finta di niente”
(8 maggio 2016 – Intervista a “Che tempo che fa” da Fazio)

“Non sto in paradiso a dispetto dei santi. Se perdo, non finisce solo il governo ma finisce la mia carriera come politico e vado a fare altro”
(13 maggio 2016 – fonte ANSA)

Non serve aggiungere altro. Fate le vostre valutazioni sulla credibilità del Presidente del Consiglio.

(Grazie al “Fatto Quotidiano” per aver ordinato cronologicamente le dichiarazioni, ordine al quale mi sono attenuto)

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